Venerdì scorso ho completato il secondo dei due corsi a cui ho partecipato in questi mesi presso lo IAL di Udine. Insieme alla contentezza di aver portato a termine i corsi, provo anche soddisfazione per come si sono svolti e per il supporto che ci ha dato lo IAL.
Si tratta di corsi di riqualificazione la cui frequenza è obbligatoria per avere la cassa integrazione in deroga, e che inizialmente ci erano stati prospettati come una cosa da prendere un po' come viene, adattandoci ai temi proposti dagli enti di formazione anche se non molto rilevanti per noi.
Invece quando sono andata a informarmi presso la sede dello IAL ho trovato una grande disponibilità a creare un percorso che fosse un'occasione di vera riqualificazione, e così insieme ad alcune colleghe ho potuto seguire i corsi per la gestione vendite all'estero e il web marketing.
Avrei potuto scegliere altri enti di formazione più vicini a casa, che però non offrivano questo tipo di formazione e così ho preferito un piccolo spostamento in più per poter frequentare i corsi per me davvero interessanti. Scrivo questo post per chi si trova in una situazione simile: secondo me non si deve scegliere il primo corso che capita solo perché più comodo, non perdete l'occasione per una vera riqualificazione.
Il web marketing in particolare mi ha davvero appassionata, perché utilizzo internet da più di dodici anni, e fin dall'inizio ho apprezzato le possibilità di comunicazione e condivisione che offre. Il corso era incentrato soprattutto sul Google marketing, sulla visibilità naturale e a pagamento dei siti, ma penso che continuerò ad approfondire questo argomento anche sul lato dei social network.
La mia speranza è di trovare nuovi sbocchi professionali in questo ambito, non sarà facile ma visto che ci hanno prospettato altri 12 mesi di cassa integrazione straordinaria penso che valga la pena provarci.
domenica 22 luglio 2012
lunedì 9 luglio 2012
Review: Le braci
Le braci by Sándor Márai
My rating: 5 of 5 stars
I sentimenti più forti che l'animo umano possa provare ci sono tutti: amore, amicizia, gelosia. Anche se sono raccontati in maniera quasi distaccata, dal protagonista ormai anziano che li ha vissuti tanti anni prima, la loro eco non si è del tutto spenta, come le braci del camino che illumina la stanza in cui egli rivede l'amico di un tempo, dopo oltre quarantun anni dal loro ultimo incontro.
La tecnica del flashback, cioè del far narrare la vicenda al protagonista molti anni dopo che è accaduta, se inizialmente mi ha dato una sensazione di distacco, pian piano mi ha coinvolta sempre più. La nostalgia per un mondo ormai tramontato, quello dell'impero asburgico, pervade tutto il libro e mi ha ricordato le opere dell'austriaco Joseph Roth.
«Tutto ciò a cui giurammo fedeltà non esiste più» dice l'ospite gravemente, e solleva a sua volta il bicchiere. «Sono tutti morti, oppure se ne sono andati, hanno rinunciato a tutto quello che giurammo di difendere. Esisteva un mondo per il quale valeva la pena di vivere e di morire. Quel mondo è morto. Quello nuovo non fa più per me. E tutto ciò che posso dire».
«Per me quel mondo è sempre vivo, anche se non esiste più nella realtà. E vivo perché gli ho giurato fedeltà. E' tutto ciò che posso dire».
«Sì, tu sei rimasto un vero soldato» risponde Konrad.
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domenica 24 giugno 2012
Review: La vita istruzioni per l'uso
La vita istruzioni per l'uso by Georges Perec
My rating: 4 of 5 stars
Sono ancora leggermente sopraffatta dalla mole di questo libro e dal suo carico di storie, descrizioni, dettagli. E' davvero incredibile in modo in cui Perec accompagna il lettore dentro il piccolo universo del n. 11 di rue Simon-Crubellier, lo fa accomodare in tutte le stanze, gliene descrive i piccoli particolari apparentemente insignificanti, gli racconta le storie di ciascuno degli inquilini, ognuna a modo suo affascinante, e ad ogni nuova storia ci si ritrova a sbirciare le pagine per vedere come va a finire. Questo libro può essere molte cose, per me è stato una specie di moderna Mille e una notte.
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mercoledì 9 maggio 2012
domenica 9 ottobre 2011
concerto per ascoltatore solo
succede che al mio paese la chiesa da domani sarà chiusa perché ci devono fare dei lavori.
allora oggi ci siam trovati un po' di volontari per spostare tutti gli arredi: le panche, le sedie, le piante, gli stendardi, i confessionali, tutto è stato portato in sacrestia o nella cappella laterale per lasciare libera l'intera navata. alla fine ci siam fermati a guardare la chiesa spoglia e anche se sappiamo che sarà così per poco tempo ci è venuta ugualmente un po' di malinconia.
poi sono passata nel pomeriggio e ho sentito da fuori la musica dell'organo che suonava, mi sono seduta sull'unica panca rimasta e ho ascoltato le note che si spandevano tra le colonne, come se fosse una magia fatta solo per me.
allora oggi ci siam trovati un po' di volontari per spostare tutti gli arredi: le panche, le sedie, le piante, gli stendardi, i confessionali, tutto è stato portato in sacrestia o nella cappella laterale per lasciare libera l'intera navata. alla fine ci siam fermati a guardare la chiesa spoglia e anche se sappiamo che sarà così per poco tempo ci è venuta ugualmente un po' di malinconia.
poi sono passata nel pomeriggio e ho sentito da fuori la musica dell'organo che suonava, mi sono seduta sull'unica panca rimasta e ho ascoltato le note che si spandevano tra le colonne, come se fosse una magia fatta solo per me.
domenica 3 luglio 2011
se dici tagliamento
se dici tagliamento non è a un fosso che penso, né a un fiume nel senso comune della parola "fiume". se dici tagliamento penso luce, sassi bianchi, ghiaia sottile, lingue di sabbia che incrociano lingue d'acqua.
anzi l'acqua potrebbe non esserci nemmeno, se piove poco l'acqua si ritira sotto i sassi e resta una sorta di deserto ghiaioso, ma se così fosse non sarebbe meno tagliamento.
cosa vuol dire tagliamento l'ho capito quand'ero ancora piccola, alla prima corrente troppo larga per passare con un salto, quando ti tocca cavarti le scarpe e i calzetti per non bagnarli, arrotolare i pantaloni, mettere i piedi nell'acqua freddissima e camminare sui sassi. se sei fortunato trovi qualcuno di quei bei ciottoli lisci e arrotondati, ideali per fare rimbalzino, ma la gran parte sono sassi spigolosi che fanno un male cane sul tuo piedino tenero. poi arrivi dall'altra parte, sgoccioli via l'acqua e attendi qualche minuto che i piedi si asciughino al sole, rimetti i calzetti e le scarpe, e ti godi la sensazione di avere i piedi di nuovo protetti dalle asperità del terreno. si chiama tagliamento perché taglia, ti intaglia i piedi.
anzi l'acqua potrebbe non esserci nemmeno, se piove poco l'acqua si ritira sotto i sassi e resta una sorta di deserto ghiaioso, ma se così fosse non sarebbe meno tagliamento.
cosa vuol dire tagliamento l'ho capito quand'ero ancora piccola, alla prima corrente troppo larga per passare con un salto, quando ti tocca cavarti le scarpe e i calzetti per non bagnarli, arrotolare i pantaloni, mettere i piedi nell'acqua freddissima e camminare sui sassi. se sei fortunato trovi qualcuno di quei bei ciottoli lisci e arrotondati, ideali per fare rimbalzino, ma la gran parte sono sassi spigolosi che fanno un male cane sul tuo piedino tenero. poi arrivi dall'altra parte, sgoccioli via l'acqua e attendi qualche minuto che i piedi si asciughino al sole, rimetti i calzetti e le scarpe, e ti godi la sensazione di avere i piedi di nuovo protetti dalle asperità del terreno. si chiama tagliamento perché taglia, ti intaglia i piedi.
questo post mi è venuto in mente leggendo paolo nori, qui c'è una frase che dice "l’ho davanti agli occhi quel Tagliamento, un fiume più piccolo del Tresinaro; si può chiamare un fosso più che un fiume": non mi pareva giusto vederlo descritto così.
venerdì 24 giugno 2011
oui ui chen
friendfeed è quel social network dove scrivi un commento criptico come quello del titolo, e persone belle come il Many intuiscono che ci sarai anche tu a Parigi e ti scrivono per chiederti se hai bisogno di un alloggio.
una settimana fa a quest'ora avevo appena avuto una riunione in ditta in cui ci annunciavano la cassa integrazione, ma avevo anche un biglietto del treno per Parigi e nessuna paura di usarlo. arrivo in stazione a Codroipo, scendo senza ombrello mentre diluvia perché il treno per Mestre è già sul binario, mi inzuppo ma non lo prendo, vado in macchina fino a Mestre e prendo il treno per Parigi, sono in ansia ma un SMS con scritto "hop hop hop" mi conforta.
la mattina seguente scendo a Bercy, prendo la metro e sbuco a Place de la Madeleine un po' disorientata, non ho neanche il codice per varcare la soglia di casa nandina, ma dall'altra uscita della metro si materializza simone rossi e Parigi sembra già meno ostile.
ritrovare dal vero gli amici immaginari, conosciuti solo nella rete, trovarli persino più belli, più affettuosi, più geniali di quanto te li eri immaginati, è una cosa che mi è successa la prima volta nel 2003 eppure ancora oggi non cessa di stupirmi.
a casa nandina, oltre alla nandina stessa, trovo anche bicio e batchiara, e si va tutti a Place d'Italie, dove ci aspettano altri amici per fare le Schegge di Liberazione.
Schegge di Liberazione è un libro collettivo di racconti ispirati alla Resistenza, racconti che leggeremo tra poco in occasione della Settimana Italiana del XIII arrondissement, su invito della sezione ANPI di Parigi.
l'elena mi chiede se leggo anche io, e io che adoro leggere ma ho il terrore di parlare in pubblico (dopo una cerimonia ufficiale in cui infilai delle gaffes clamorose) dico di sì ma ho le farfalle nello stomaco. leggo e rileggo sottovoce il racconto che ho scelto, dimenticandomi anche di mangiare, mentre bicio e simone rossi ammaliano con la loro musica i bimbi che passano per la via.
sono sotto al palchetto, salgo, inizio a leggere "Le cartoline" di Stefano Amato e non vedo e non sento nient'altro, tranne simone rossi all'inizio che mi suggerisce di stare più vicino al microfono. finisco e scappo dal palco perché mi vergogno come una ladra. una persona del pubblico mi avvicina e mi dice che ho letto bene, e sono contenta non per vanagloria ma perché ci tenevo, e perché non lo conosco quindi penso sia sincero.
ci tenevo perché quelli non sono semplici racconti, sono pezzi di vite di chi li ha scritti, non sono la storia dei libri di storia, sono famiglie, sono nonni e nipoti che si guardano negli occhi, sono un modo per dire grazie a chi ha fatto la Resistenza, e per dire che quel dono non è stato dimenticato.
il resto dei 2 giorni trascorre in giro per Parigi a cercare le tombe dei famosi, o in un appartamento al quinto piano dove ci piace lasciar scorrere la musica e le chiacchiere, o a una festa con musica anni '80 e contorno di film horror/peplum. loro staranno lì ancora un giorno, ma io ho visto e vissuto tanta bellezza che sono felice anche così.
se poi volete saperne di più su come andarono le cose, la nandina (ovvero colei che ha reso possibile questa bellissima trasferta parigina) lo racconta benissimo qui.
una settimana fa a quest'ora avevo appena avuto una riunione in ditta in cui ci annunciavano la cassa integrazione, ma avevo anche un biglietto del treno per Parigi e nessuna paura di usarlo. arrivo in stazione a Codroipo, scendo senza ombrello mentre diluvia perché il treno per Mestre è già sul binario, mi inzuppo ma non lo prendo, vado in macchina fino a Mestre e prendo il treno per Parigi, sono in ansia ma un SMS con scritto "hop hop hop" mi conforta.
la mattina seguente scendo a Bercy, prendo la metro e sbuco a Place de la Madeleine un po' disorientata, non ho neanche il codice per varcare la soglia di casa nandina, ma dall'altra uscita della metro si materializza simone rossi e Parigi sembra già meno ostile.
ritrovare dal vero gli amici immaginari, conosciuti solo nella rete, trovarli persino più belli, più affettuosi, più geniali di quanto te li eri immaginati, è una cosa che mi è successa la prima volta nel 2003 eppure ancora oggi non cessa di stupirmi.
a casa nandina, oltre alla nandina stessa, trovo anche bicio e batchiara, e si va tutti a Place d'Italie, dove ci aspettano altri amici per fare le Schegge di Liberazione.
Schegge di Liberazione è un libro collettivo di racconti ispirati alla Resistenza, racconti che leggeremo tra poco in occasione della Settimana Italiana del XIII arrondissement, su invito della sezione ANPI di Parigi.
l'elena mi chiede se leggo anche io, e io che adoro leggere ma ho il terrore di parlare in pubblico (dopo una cerimonia ufficiale in cui infilai delle gaffes clamorose) dico di sì ma ho le farfalle nello stomaco. leggo e rileggo sottovoce il racconto che ho scelto, dimenticandomi anche di mangiare, mentre bicio e simone rossi ammaliano con la loro musica i bimbi che passano per la via.
sono sotto al palchetto, salgo, inizio a leggere "Le cartoline" di Stefano Amato e non vedo e non sento nient'altro, tranne simone rossi all'inizio che mi suggerisce di stare più vicino al microfono. finisco e scappo dal palco perché mi vergogno come una ladra. una persona del pubblico mi avvicina e mi dice che ho letto bene, e sono contenta non per vanagloria ma perché ci tenevo, e perché non lo conosco quindi penso sia sincero.
ci tenevo perché quelli non sono semplici racconti, sono pezzi di vite di chi li ha scritti, non sono la storia dei libri di storia, sono famiglie, sono nonni e nipoti che si guardano negli occhi, sono un modo per dire grazie a chi ha fatto la Resistenza, e per dire che quel dono non è stato dimenticato.
il resto dei 2 giorni trascorre in giro per Parigi a cercare le tombe dei famosi, o in un appartamento al quinto piano dove ci piace lasciar scorrere la musica e le chiacchiere, o a una festa con musica anni '80 e contorno di film horror/peplum. loro staranno lì ancora un giorno, ma io ho visto e vissuto tanta bellezza che sono felice anche così.
se poi volete saperne di più su come andarono le cose, la nandina (ovvero colei che ha reso possibile questa bellissima trasferta parigina) lo racconta benissimo qui.
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